Nove secoli di storia, una nuova visione della Borgogna
Nel mondo del vino esistono produttori che nascono per seguire le tendenze e altri che sembrano destinati a crearle.
Il Domaine du Cellier aux Moines appartiene alla seconda categoria.
Ancora relativamente poco conosciuto dal grande pubblico italiano, questo storico domaine della Côte Chalonnaise rappresenta oggi una delle realtà più affascinanti della Borgogna contemporanea. Una tenuta che unisce quasi novecento anni di storia monastica, una visione agronomica rigorosa, investimenti straordinari in cantina e una ricerca qualitativa che negli ultimi anni ha attirato l'attenzione di sommelier, collezionisti e professionisti del vino in tutta Europa. Per chi ama la Borgogna e cerca produttori autentici prima che diventano oggetto di culto internazionale, Cellier aux Moines è un nome da seguire con grande attenzione.
Una storia che inizia nel XII secolo
Le origini del Domaine du Cellier aux Moines risalgono al XII secolo, quando i monaci cistercensi dell'Abbazia di La Ferté iniziarono a coltivare le vigne attorno a Givry.
Non si tratta semplicemente di una curiosità storica. I monaci cistercensi sono stati tra i più importanti artefici della viticoltura borgognona. Furono loro, secoli prima dell'invenzione del concetto moderno di terroir, a osservare come parcelle apparentemente vicine producessero vini profondamente diversi. Da queste osservazioni nacque quella straordinaria frammentazione del vigneto borgognone che ancora oggi rende unica la regione.
Il termine "Cellier aux Moines" significa letteralmente "cantina dei monaci" e testimonia il ruolo centrale che questa proprietà ebbe per secoli nella produzione vinicola dell'abbazia. La tenuta rimase legata al mondo monastico fino alla Rivoluzione Francese, attraversando quasi settecento anni di storia senza perdere la propria identità agricola.
Pochissimi domaines borgognoni possono vantare una continuità storica di questo livello.
La rinascita dei nostri anni
Come accade spesso in Borgogna, la storia da sola non basta.
Il vero punto di svolta arriva nel 2004 quando la proprietà viene acquistata dalla famiglia Pascal.
A guidare il progetto è Philippe Pascal, manager internazionale con una carriera di alto livello. Dopo aver lavorato per alcune delle più importanti aziende mondiali, decide di dedicarsi completamente a una passione coltivata per anni: il vino.
Quello che avrebbe potuto essere un semplice investimento si trasforma rapidamente in un progetto ambizioso.
La famiglia intraprende un lavoro di ricostruzione totale del domaine, investendo non solo nelle strutture ma soprattutto nella comprensione profonda dei vigneti e del loro potenziale.
L'obiettivo non è produrre vini più potenti o più moderni.
L'obiettivo è molto più complesso: permettere a ogni parcella di esprimersi nel modo più puro possibile.
Una filosofia che oggi appare naturale ma che, all'epoca, rappresentava una scelta coraggiosa in una zona ancora poco sotto i riflettori internazionali.

Givry: una delle zone più interessanti della Borgogna contemporanea
Per comprendere il valore di Cellier aux Moines bisogna capire il momento storico che sta vivendo Givry.
Per decenni gli appassionati hanno concentrato la loro attenzione quasi esclusivamente sulla Côte de Nuits e sulla Côte de Beaune. Le aree più prestigiose della Borgogna hanno visto una crescita impressionante della domanda e dei prezzi.
Oggi però qualcosa sta cambiando.
Molti collezionisti e professionisti stanno guardando sempre più attentamente alla Côte Chalonnaise, una zona che offre terroir straordinari, prezzi ancora relativamente accessibili e una nuova generazione di produttori capaci di raggiungere livelli qualitativi impressionanti.
Givry è probabilmente il simbolo di questa evoluzione.
Situato tra Mercurey e Montagny, il villaggio beneficia di suoli calcarei, esposizioni eccellenti e condizioni climatiche ideali per la coltivazione del Pinot Noir e dello Chardonnay.
Non è un caso che sempre più osservatori internazionali considerino Givry una delle denominazioni con il maggiore potenziale di crescita qualitativa dell'intera Borgogna.
Cellier aux Moines è tra i principali protagonisti di questa trasformazione.
Il Clos du Cellier aux Moines
Il cuore della tenuta è rappresentato dal Clos du Cellier aux Moines Premier Cru.
In Borgogna la parola "Clos" identifica una vigna delimitata da muri in pietra, spesso di origine monastica.
Questi vigneti storici sono tra i luoghi più iconici della viticoltura mondiale.
Il Clos du Cellier aux Moines occupa una posizione privilegiata sulle colline che dominano Givry ed è considerato una delle parcelle più importanti della denominazione.
L'esposizione ideale, la composizione del suolo e il lavoro meticoloso in vigna consentono di ottenere vini che combinano eleganza, profondità e una straordinaria capacità di invecchiamento.
Per molti appassionati rappresenta una delle espressioni più complete del Pinot Noir della Côte Chalonnaise.
Una collezione di terroir eccezionali
Negli anni la proprietà ha ampliato il proprio patrimonio viticolo attraverso l'acquisizione di parcelle di grande prestigio.
Oggi il domaine lavora vigneti distribuiti tra Côte Chalonnaise e Côte de Beaune, comprendendo alcune delle zone più interessanti della regione.
Tra queste troviamo:
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Givry Premier Cru, Clos du Cellier aux Moines
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Montagny Premier Cru
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Mercurey
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Santenay
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Volnay Premier Cru
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Chassagne-Montrachet
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Puligny-Montrachet Premier Cru
Ogni vigneto viene gestito come un ecosistema indipendente.
Le vinificazioni separate consentono di preservare l'identità di ogni parcella e di raccontare attraverso il vino le differenze più sottili tra i diversi terroir.
È una filosofia profondamente borgognona che richiede molto lavoro ma restituisce vini di grande personalità.

La scelta della biodinamica
Negli ultimi anni la viticoltura borgognona ha vissuto una trasformazione radicale.
I migliori produttori hanno progressivamente abbandonato approcci agricoli intensivi per adottare pratiche più rispettose del vigneto.
Cellier aux Moines è stato uno dei protagonisti di questo cambiamento.
L'eliminazione di erbicidi e pesticidi è stata accompagnata da un lavoro costante volto a migliorare la vitalità dei suoli e la biodiversità delle parcelle.
La conversione biologica è stata solo una tappa di un percorso più ampio culminato con la certificazione biodinamica.
Per il domaine la biodinamica non rappresenta uno strumento di marketing.
È piuttosto un mezzo per aumentare la precisione espressiva dei vini.
L'obiettivo finale rimane sempre lo stesso: permettere al terroir di parlare con la massima chiarezza possibile.
Guillaume Marko: uno dei talenti emergenti della Borgogna
Dietro ogni grande domaine c'è una visione tecnica.
Nel caso di Cellier aux Moines questa visione porta il nome di Guillaume Marko.
Considerato da molti osservatori uno dei giovani protagonisti della nuova Borgogna, Marko ha contribuito in modo decisivo all'evoluzione stilistica della tenuta.
Fin dai suoi esordi, questo giovane enologo diplomato all’Università di Digione (DNO) ha avuto l’immensa fortuna di immergersi nei più grandi terroir della regione. Ha fatto le sue armi soprattutto al Domaine de la Romanée-Conti, vero e proprio Graal della viticoltura mondiale, poi da Arnoux-Lachaux a Vosne-Romanée, uno dei domini più rispettati e dinamici dell’appellation, e da Frédéric Magnien a Morey-Saint-Denis, dove precisione ed eleganza dei vini rappresentano un punto di riferimento.
La sua filosofia è costruita attorno a un concetto semplice ma estremamente difficile da realizzare: intervenire il meno possibile.
L'uso del grappolo intero
Le fermentazioni sono spontanee.
Le estrazioni sono delicate.
L'utilizzo del legno viene calibrato con estrema attenzione.
L'obiettivo non è imprimere una firma enologica riconoscibile, ma lasciare che siano i vigneti a raccontarsi.
Questo approccio produce vini che colpiscono per precisione, energia e trasparenza.

Una cantina progettata per la gravità
Uno degli aspetti più sorprendenti del domaine è la cantina inaugurata dopo anni di progettazione e investimenti nel 2015.
Si tratta di una struttura sviluppata su più livelli che sfrutta la gravità durante tutte le fasi della vinificazione. Le uve e i mosti si muovono naturalmente da un piano all'altro riducendo al minimo l'utilizzo di pompe. L'idea è che ogni manipolazione del vino può influenzarne l'equilibrio e la precisione aromatica. Ridurre gli interventi meccanici significa preservare maggiore purezza, maggiore finezza e una migliore espressione del terroir. È una scelta che testimonia il livello di attenzione dedicato a ogni dettaglio produttivo.
Lo stile dei vini
Descrivere i vini di Cellier aux Moines come semplicemente eleganti sarebbe riduttivo.
Ciò che colpisce maggiormente è la loro energia. I Pinot Noir mostrano profumi di piccoli frutti rossi, spezie delicate, fiori e note minerali che emergono progressivamente nel bicchiere. In bocca si distinguono per precisione, equilibrio e tensione. La profondità arriva attraverso la complessità e la persistenza.
Gli Chardonnay seguono la stessa filosofia. Sono vini vibranti, scolpiti dalla mineralità, capaci di coniugare ricchezza e freschezza in modo straordinariamente naturale.

Gli appassionati stanno iniziando a parlarne
Nel mondo del vino esistono momenti particolari in cui un produttore passa dall'essere una scoperta per pochi a diventare un riferimento riconosciuto. Cellier aux Moines sembra trovarsi esattamente in questa fase.
I motivi sono numerosi.
La qualità cresce costantemente da oltre un decennio.
La filosofia produttiva è perfettamente allineata alle sensibilità contemporanee.
La Côte Chalonnaise sta attirando sempre più attenzione internazionale.
Le produzioni restano limitate.
La distribuzione è estremamente selettiva.
Tutti elementi che, storicamente, hanno accompagnato l'ascesa di molti dei domaines oggi più ricercati della Borgogna.
Naturalmente nessuno può prevedere il futuro.
Ma per chi segue da vicino l'evoluzione del vino francese, Cellier aux Moines rappresenta uno dei progetti più convincenti e interessanti dell'attuale panorama borgognone.

L'arrivo in Italia
Per molti anni questi vini sono rimasti poco presenti sul mercato italiano.
Oggi gli appassionati hanno finalmente la possibilità di scoprire una realtà che sta conquistando l'attenzione di professionisti e collezionisti in diversi paesi europei.
Con questo Domaine si entra in contatto con una delle storie più affascinanti della Borgogna contemporanea: un domaine medievale rinato grazie a una visione moderna, una squadra giovane e una ricerca incessante della qualità.
In un momento storico in cui molti grandi nomi della Borgogna sono diventati quasi introvabili, Cellier aux Moines offre qualcosa di raro: la possibilità di seguire da vicino l'ascesa di un produttore che ha ancora molto da raccontare.
Per chi ama il Pinot Noir, lo Chardonnay e la cultura del terroir, è un nome da conoscere oggi. Prima che lo conoscano tutti gli altri.
guarda la nostra selezione di Cellier aux Moines
